Ci hanno rubato la vita

— di Giancarlo Mazzamuto

La mattina mi sveglio e faccio colazione insieme a mia moglie. Puliamo casa velocemente, diamo da mangiare ai gatti… e poi si parte per andare a lavoro per rivedersi solo alle 21. Niente ferie da anni perché non possiamo permetterci di pagare una commessa. Le nostre ferie erano le domeniche che potevamo passare insieme, ma ce le hanno rubate, insieme alla nostra vita! Mia figlia torna da Firenze, dove studia Architettura il fine settimana, ma la vedo giusto a cena il venerdì. Guardo le persone che vengono a rinchiudersi dentro il centro commerciale con un senso di pena e compassione…se io avessi una domenica libera andrei al mare con mia moglie, o in mezzo alla natura od in una città d’arte, la passerei con mia figlia … ma di certo mai in un posto così alienante. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo sono libero di scegliere un altro posto per lavorare, ma le cose non sono o bianche o nere, ed alle volte ci sono zone grigie che non ti permettono di poter scegliere. E’ dal 2003 che insieme a mia moglie gestisco un negozio in un centro commerciale più un negozio in paese. All’inizio la domenica di apertura era la prima. Poi la grande distribuzione ci ha obbligati ad una seconda seconda apertura, poi ad una terza…ed infine siamo arrivati a tutte e quattro. Nel 2009 abbiamo fatto causa alla maggioranza del nostro centro commerciale (gruppo Panorama). Abbiamo perso. Poi è arrivato in nostro soccorso il regolamento della Regione che imponeva una concertazione tra Comune e parti interessate ed abbiamo ottenuto un massimo di 33 aperture all’anno tra domeniche e festività ed 8 giorni di chiusura obbligatoria nelle festività canoniche pasqua natale ecc. Ma puntuale in soccorso dei potenti è arrivato il Sig. Monti, secondo cui la liberalizzato delle aperture avrebbe portato più lavoro e più occupazione. Nessuno gli aveva detto che se la gente non ha soldi non li spende , e così non solo sono diminuiti gli incassi ed aumentate le spese, ma le assunzioni promesse non ci sono state, ed è aumentata la precarietà. Noi piccoli commercianti siamo stati sacrificati come agnelli insieme ai dipendenti a tutto vantaggio dei grandi gruppi. La libertà di culto religioso è soppressa, il piacere di stare in famiglia , la libertà imprenditoriale, costituzionalmente riconosciuti, non esistono più, ed anche i rapporti sociali si fanno difficili, perché quando passi al lavoro dalle 08.30 alle 20,30, poi non hai più molta voglia (e forza) di socializzare. Questa è la mia vita.


Dalla parte dei responsabili di negozio….anche loro sono esseri umani

E quest’anno a maggio ho festeggiato i miei primi 9 anni come responsabile di punto vendita! Sono una responsabile atipica che cerca di capire prima le esigenze familiari degli altri e poi le esigenze dell’azienda! Eppure capisco perché tanti miei colleghi si comportano in maniera diametralmente opposta. In nove anni ho cambiato 11 sedi di lavoro, le mie ferie sono state puntualmente fatte saltare da esigenze lavorative, ho lavorato dai 6 ai 7 giorni in una settimana spesso anche per 12/13 ore di fila. Quando mia sorella si è laureata io ero al lavoro ad 800 km di distanza, quando mia nonna è morta io ero al lavoro a 400 km di distanza, quando mio nipote è nato io ero al lavoro a 500 km di distanza. Non ho vita sociale perché quando conosco qualcuno e mi lego a lui vengo puntualmente trasferita e devo ricominciare da capo! Alla fine vivo tra un vestito ed un surgelato, eppure ancora capisco che non si vive per lavorare ma si lavora per vivere e se io ormai sono bruciata penso che almeno il mio personale abbia diritto ad una vita! Non sempre è facile: spesso mi scontro con l’intransigenza dei miei superiori che sostengono che se loro l’hanno fatto devono farlo anche gli altri…… e allora mi chiedo: di chi è la colpa di questa situazione allucinante? La risposta è semplice: la colpa è di quei clienti che pretendono, pretendono, pretendono senza però dare nulla in cambio……