rassegna stampa anteprima

http://video.corriere.it/vite-centro-come-cambiano-lavoro-famiglia-/6a49fa76-b32f-11e2-b198-926b52542ff3

http://www.lavocedelpopolo.it/index_dettagli.php?get_id=9352

http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/506598_la_dura_vita_dellecommesse_diventa_un_film/

http://www.bresciaoggi.it/videos/649_servizi/41284/?pag=1

http://www.nuovoeden.it/news.asp?idi=221

http://celluloide.radiondadurto.org/2013/05/07/vite-al-centro/

http://www.bsnews.it/notizia/24777/29_04_2013_Vite_al_centro_storie_di_donne_che_lavorano_

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=368229033288594&set=a.354378278007003.1073741830.352084224903075&type=1&theater

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http://www.didove.it/dettagli/vite-al-centroanteprima-nazionale/533032/

http://www.cislbrescia.it/2013/05/03/vite-al-centro-storie-di-donne-che-lavorano/

http://www.aclibresciane.it/eventi_scheda.asp?id=309

 

 


Eleonora Feroldi – estratti intervista

00:01:47:20 – Una volta gli orari occupavano l’intera giornata però lavoravi una maniera più rilassata, con più attenzione alla vendita, al cliente, i ruoli ruoli erano definiti. E massimo alle 20 eri libera. Lunedi mattina o il giovedi si chiudeva mezza giornata.

00:05:19:07 – L’ultima botta è stata quella delle liberalizzazioni – Salvaitalia liberalizzatutto. A questo punto diventa difficile per la comessa trovare del tempo libero per la famiglia e la casa. Con la crisi tutto si è ribaltato: per ridurre i costi le aziende hanno preteso che si cambiasse la struttura del lavoro: orari spezzati che influiscono più di prima perché gli orari complessivi sono molto più lunghi. Fai tre ore la mattina e poi quattro ore alla sera ma di fatto sei via da casa il doppio delle ore rispetto a prima.

00:09:18:24 – Le tappe: prima si lavorava solo le domeniche di natale. e basta. Poi Bersani nel ’98 ha liberalizzato oltre a quelle, altre 8 domeniche all’anno da concordare a livello locale. Poi nel 2007 altro decreto dove la Regione decideva in base alle zone turistiche quali domeniche erano di apertura, ma comunque erano numerate, limitate. Poi nel 2011 si è arrivati al Salvaitalia dove non ci sono più regole: si è aperti 52 settimane all’anno dal lunedì alla domenica.

00:14:44:23 – Si vuole camuffare un azione di liberalizzazione per lo sviluppo e crescita, rilancio consumi e occupazione, con altro. Non sono stati obbiettivi raggiunti. Quello che ci sta dietro è una modificazione dell’idea stessa di lavoro e riposo. Di giorni feriali e festivi.

00:16:40:15 – Questo decreto ha favorito la grande distribuzione: i piccoli negozi fanno fatica a tenere questa struttura di orari. E’ evidentemente un favore fatto ai grandi perchè sono gli unici a porterla sostenere.

00:17:47:12 – La conseguenza è che i lavoratori del commercio hanno un orario talmente lungo che difficilmente riescono a fare altro. Se devi fare un orario spezzato difficilmente riesci a fare altri lavori. Tanti fanno scelta del partime. Con la legge sulla flessibilità, una volta firmato il contratto le aziende possono cambiare gli orari fino a 2 gg prima. E così non riesci ad organizzarti la vita come chi lavora in ufficio o altrove. Per una donna lavorare nel settore commercio e decidere di fare una familiga è complicatissimo: assistiamo a molti licenziamenti entro l’anno del bambino. Brescia ha il palmares nazionale. I licenziamenti delle neo mamme prima dell’anno del bambino per evitare la disoccupazione sono aumentate in maniera sproporzionata.

00:20:15:04 – Non riesci a gestire: non hai asili che tengono aperti fino alle 20 di sera e se non hai i nonni, come fai? Il welfare in Italia è la famiglia: se viene a mancare la struttura famigliare viene a mancare il welfare. Le strutture sociali sono sempre meno.


Oriella Savoldi – estratti intervista

00:00:20:05 – Da qui vediamo un grande centro commerciale. Che è recente. E che parzialmente è ospitato dentro una struttura riadattata e spersonalizzata rispetto alla sua storia, che era una grande fabbrica metalmeccanica bresciana che ha fatto anche la storia del movimento sindacale.

00:01:42:03 – Qui giravano 2300 dipendenti. Erano metalmeccanici e una marea di persone in tuta blu che si spostavano in rapporto agli orari di lavoro e che attraversavano le strade della città, dal lavoro alle case.

00:02:13:24 – Quell’immagine che ha fatto la storia bresciana. Brescia è una repubblica prevalemtenente metalmeccanica. Se guardiamo oggi come si è trasformata dà il conto dei passaggi che sono avvenuti.

00:02:37:22 – Oggi qui non lavorano metalmenccanici. Non sono sicuramentte 2300. Dentro il centro commerciale sono circa 200 dipendenti, ma non intendiamo nè uomini nè donne che si avvicendano 8 ore al giorno. Ci sono orari e punte modificate. E sappiamo che c’è personale non regolarizzato.

00:03:25:02 – Questa è la trasformazione avvenuta. Che è anche una trasformazione parziale del paesaggio. Si è persa la fisionomia della struttura originaria, cambiando il paesaggio della città e il tessuto sociale della città.

00:09:53:22 – E’ una trasformazione avvenuta che da conto di un mondo industriale cambiato ma non per questo non meno importante e che può contare su intelligenze che dalle nostre parti permangono. La cosa vera è che oggi i lavoratori sono meno pagati e più maltrattati di prima: assistiamo a forme ottocentesche di sfruttamento, forme di sfruttamento che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. Significa perdere molto dell’avanzamento in termini di diritti del mondo sindacale.

00:12:20:23 – C’è un senso di perdita che accompagna quelle generazioni che hanno vissuto in un clima dove era pensabile porsi degli obbierttivi. Oggi assistiamo al prevalere di un’incertezza rispetto al futuro.

00:15:51:24 – Laddove, sulla base di vincoli e normative, le imprese che hanno adotatto trasformazioni facendo leva sulla crisi ambientale, hanno sviluppato tecnologie che possono rispondere ad un bisogno urgente. In quella direzione si richiedono nuove conoscenze. E’ chiaro che i giovani trovano così apertura e accesso. Perché sono portatori di conoscenza e la conoscenza si forma in rapporto all’esperienza: la mia generazione ha sviluppato esperienze datate legate ad un preciso contesto. Le imprese che scommettono sulla conoscenza, la ricerca, l’innovazione di prodotto trovano una dinamica positiva e si affermano positivamente.

00:17:54:21 – Ma dove si lavora sulla riduzione di costi e diritti è chiaro che non importano le generazioni portatrici di conoscenza. In certi campi è più facile giocare sul piano dello sfruttamento e abbattimento di costi anche in virtù di una disponibilità ampia di manodopera.

00:30:58:03 – Queste realtà rispondono ad altri interessi e non alla domanda. Ma anche in rapporto al lavoro domenicale: la LIBERALIZZAZIONE del lavoro domenicale ha determinato che oggi si allunga l’orario di lavoro e non si guarda alla precarizzazione che c’è. Se è vero che l’80% sono donne ancora una volta si insiste su una pressione che non ha ragioni sensate di esistere.

00:31:56:01 – Dovrebbe avvenire il contrario: dovremmo vedere una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro alla luce della crisi attuale e per la quale non esistono ricette.

00:32:42:22 – L’obbligo del lavoro domenicale e su turni assurdi ribalta l’organizzazione di vita di una donna. Di fatto mantenendosi impegnate a lavoro le donne tendono a ricorrere a collaborazioni diverse per redistribuire un lavoro insostenibile. E una pressione che non da tregua. Se prima era una pressione che obbligava la donna a redistribuire il proprio tempo dal lunedi al venerdi, ora con la domenica significa non avere tregua. Sappiamo che il momento del riposo è anche di rigenerazione delle energie. E’ come se la realtà umana, se ci fosse una pretesa nelle logiche dell’impresa che vuole lasciar fuori la realtà umana. Senza vedere che una realtà umana insieme ai bisogni soddisfatti porta anche le intelligenze, le predisposizioni a creare ed essere produttivi.

00:36:13:23 – tutto questo mi pare venga banalizzato. Il fatto che ci siano donne che sono per lo più sottoposte a orari assurdi, a stress e contratti di lavoro che non riconoscono, è un impoverimento non soltanto del tessuto sociale, perche sacrifica la propensione umana dello sviluppo delle relazioni, ma sacrifica anche il dippiù che ogni persona può dare alla prestazione. E un grande impoverimento sociale economico e delle performance dell’impresa. Che non sanno cogliere la potenzialità delle persone che lavorano. E’ come se sacrificassero le parti migliori che si potrebbero sviluppare invece in un’economia che guarda al bene di tutti.