la grande distribuzione in Italia

GRUPPO BANCO POPOLARE – Oggetto della presente analisi di settore è la Grande Distribuzione Organizzata in Italia. L’esigenza di questa analisi per il Gruppo Banco Popolare è venuta crescendo attraverso la regolare
conoscenza di approfondimento effettuata attraverso l’iniziativa condotta dal “Laboratorio delle Imprese” per una rilevante serie di comparti economici.

 

http://www.gei.it/UserFiles/pubblicazioni/tieri/GDO%20WP.pdf


grande distribuzione organizzata e industria almentare in Italia

BANCA D’ITALIA – collana: questioni di economia e finanza. La serie Questioni di economia e finanza ha la finalità di presentare studi e documentazione su aspetti rilevanti per i compiti istituzionali della Banca d’Italia e dell’Eurosistema. Le questioni di economia e finanza si affiancano ai Temi di discussione volti a fornire contributi originali per la ricerca economica.

 

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_119/QEF_119.pdf


Sara

Io sono di Cremona, ma studio e lavoro a Brescia. Frequento la facoltà di Economia e per mantenermi ho sempre lavorato nei centri commerciali. Gli orari di lavoro mi hanno spesso reso gli studi difficili: il personale non era adeguato, in tre a coprire 13 ore di apertura. In più non venivano quasi mai rispettati gli orari stabiliti dal contratto. Il punto è che il lavoro è talmente precario che ti senti in difetto pure a chiedere ciò che ti spetta di diritto.
Anche quando non sto bene, magari ho la febbre, non mi sento di stare a casa. Vado per evitare di essere trattata male. Il mobbing è anche questo. Ad una mia collega, responsabile del punto vendita, è successa una cosa assurda: aveva chiesto due giorni consecutivi di riposo. Il titolare si è arrabbiato al punto da toglierle le chiavi del negozio e, al termine del contratto, è stata lasciata a casa.
Non ti lasciano a casa perchè non sai lavorare ma per una questione di risparmio loro, di gestione. E come si fa così. Altro che pensaredi fare una famiglia. Sto già facendo fatica a laurearmi.
E forse lascerò l’Italia.

 

 


Il filo rosso della grande distribuzione organizzata

CLASH CITY WORKERS – La Grande Distribuzione Organizzata non è solo una tipologia organizzativa nel più vasto settore del commercio al dettaglio. Per le dimensioni delle aziende o delle cooperative coinvolte, per l’impatto sul territorio che esse hanno, per l’incidenza sul sistema dei prezzi e sopratutto per il numero di lavoratori coinvolti, la GDO rappresenta il modello organizzativo più importante.

http://www.clashcityworkers.org/iniziative/867-filo-rosso-grande-distribuzione-organizzata-ikea-esselunga.html


Anche i discount iniziano a soffrire

REPUBBLICA.IT – Commercio: gelata sulle vendite al dettaglio
Ora iniziano a soffrire anche i discount. Secondo l’Istat hanno fatto segnare un calo dello 0,5% nel raffronto mensile, che sale al -3% sul gennaio 2012. Nel primo mese dell’anno i prodotti alimentari sono andati peggio di quelli non alimentari. Iniziano a scendere le vendite anche nei discount

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/27/news/commercio_gelata_a_gennaio_sulle_vendite_al_dettaglio-55449960/?ref=HREC1-7


Un documentario sul cambiamento di città e territori

DAL SITO DI DERIVE E APPRODI – Le città e i territori stanno subendo cambiamenti inediti e fino a qualche anno fa inimmaginabili. Quella che era la città moderna, la città fordista, la città del welfare, è oggi un agglomerato indistinto che invade la campagna e produce un insostenibile consumo di suolo fertile. I riferimenti storici e simbolici della città moderna: le piazze, i portici, i mercati sono progressivamente sostituiti da shopping center,mall, giganteschi supermercati che conferiscono alle nostre città il carattere di vetrine commerciali in attesa di catturare i flussi finanziari che attraversano il pianeta. È in atto un’aggressione ai caratteri fondamentali della città come la solidarietà, l’accoglienza, la convivenza; scompare la tradizionale divisione tra città e campagna: il modello di vita urbana diventa egemone anche nelle campagne. Chi ha la responsabilità di questo intollerabile sviluppo? E che ruolo hanno, in senso positivo o negativo, gli urbanisti? Sono essi esecutori e fiancheggiatori di decisione politiche, economiche, finanziarie stabilite altrove o possono opporsi a esse e schierarsi dalla parte di chi le città le abita e le vive? Come si è modificato il ruolo di questi studiosi o professionisti in questi ultimi anni? Sono essi artefici dei cambiamenti che avvengono nelle città o si limitano a registrare, e al più, a correggere  un processo urbano che si rivela essenziale per la sopravvivenza del capitalismo neoliberista? E qual è il rapporto tra Committente e Progettista in questa fase di dissolvimento della città moderna?

http://www.deriveapprodi.org/2013/02/il-pianeta-degli-urbanisti-e-dintorno

 

 


La storia di Ada

gentile Redazione,

la mia storia ha dell’incredibile, ma nella mia situazione ci sono di sicuro milee altre precarie commesse. Dal 2010 lavoro presso un centro commerciale di Milano, in un negozio di abbigliamento. Nonostante gli sforzi che ho compiuto per adeguarmi al ritmo di lavoro, non c’è stato verso di stabilizzare la collaborazione. Il titolare mi obbliga a contratti determinati che, ogni due anni, devo rinnovare. Ma non si tratta di un vero e proprio rinnovo, dal momento che mi chiede di licenziarmi per poi, a distanza di due mesi, riassumermi con la stessa paga e gli stessi diritti (sempre meno). Il problema è che, con le nuove riforme successive il decreto Monti, la situazione sta peggiorando notevolemente: i ritmi più stressanti (ci sono volte che mi chiamano due ore prima per coprire un buco). Di questo passo, non solo non potrò migliorare la mia vita, ma quel poco che guadagno lo spenderò dallo psicologo!

Non è vita questa!!!

Grazie,

Maria